Il QI di Salvini

Ultimo giorno dell’anno.
Il mio piccolo gruppo di vecchi e nuovi italiani tra i 7 e 10 anni si è meritato una giornata di gioco.
Finiamo i compiti e ce ne andiamo in cortile per il quiz a squadre.

Divisi in due gruppi i miei bimbi, spiego le regole: io faccio le domande, la squadra si consulta e solo uno per squadra corre da me a dare la risposta.
Se la risposta condivisa con il gruppo è sbagliata la squadra fa zero punti. Ma se il corridore non aspetta il consulto di squadra e corre da me con una risposta in disaccordo con gli altri bimbi, e la sbaglia, la squadra perde due punti.

Appare subito evidente come, davanti all’assunzione di responsabilità, sia più facile lasciare da parte i narcisismi, e giocare di squadra.

Iniziano le domande.

Due parole che fanno rima con ciambella.
Due animali piccoli che volano.
Tre capitali d’Europa.
Una città del sud e una del nord dell’Italia.
Quanto fa 30+2+15
E via così.
I più piccoli accettano i consigli dei più grandi e corrono da me cercando di ricordarsi per più di 10 secondi le risposte suggerite dalla squadra.

Alla fine vince la squadra di Abdul, 15 a 14.
Gioia, sudore e molta soddisfazione.

Dopo pochi secondi, dal gruppo si stacca proprio Abdul, italiano figlio di tunisini.
Uno di quei nuovi cittadini che i salviniani di casa nostra non vogliono in classe con i loro bambini biondi, perché li fa rimanere indietro col programma.

Lo sai perché ha vinto la mia squadra? – mi chiede a bruciapelo

No, Abdul, perché?

Perché la mamma mi fa sempre fare i quiz, quindi sono bravo.

E quali quiz fai con la mamma, Abdul?

Quelli del QI proposti dal MENSA.

(…)
Buona estate, leghisti. Riposatevi sotto gli ombrelloni del vostro tranquillizzante stereotipo.
Noi invece ci rivediamo a settembre, con tutte le nostre ricchezze e tutte le nostre diversità.

Dov’è Carlotta?

I nostri bambini, negli anni, hanno conosciuto molti volontari di servizio civile.
Il progetto di accostamento dei volontari dura un anno, ma il ministero, già da qualche tempo, non garantisce più nessuna continuità. Quindi succede che i ragazzi arrivino in classe ad anno scolastico già iniziato e che, a volte, vadano via a metà percorso.

Per quanto noi si lavori sempre perché il distacco sia il meno traumatico possibile, ogni abbandono – per bambini abituati a divorzi, emigrazioni e crisi familiari – crea disagio.

Settimana scorsa, la nostra volontaria Carlotta ha finito il suo percorso.
Nonostante fossimo state il più chiare possibile, spiegando che Carlotta aveva finito il suo lavoro , appena oggi sono arrivata a mensa, i bimbi mi hanno assalita: ” E Carlotta? Dov’è la Carlotta?”.

Ho spiegato da capo tutta la faccenda, e ho detto di non preoccuparsi, perché Carlotta, come altri volontari prima di lei, sarebbe venuta a trovarli.

“Si, è vero – ha detto Antony -Spesso tornano a trovarci, e a volte li incontriamo anche in giro. Però è difficile..”

” Cosa, è difficile? ” ho chiesto

” Riconoscerli. È difficile, riconoscerli – ha affermato Antony – perché magari gli vengono le rughe. O si tagliano i capelli. E allora non li riconosci più”.

In piscina

Una bambina ragnetto, tutta nervi, pelle ebano, cuffia e accappatoio, mostra gli spogliatoi ad una compagna di classe, al suo primo giorno di piscina.
Tenendosi per mano, passano vicine ai phon a muro.

Vedi – dice la bimba ragnetto indicando i phon più alti – questi sono per i grandi.

Questi invece – prosegue la bimba, indicando gli sgabellini bianchi su cui i genitori mettono i figli più piccoli per riuscire ad asciugargli i capelli – sono per i bambini.

E questi – conclude, indicando i phon più bassi – sono per le nonne.

Il figlio segreto di Anna Freud

Io li amo, i traslochi: ne ho fatti diciotto in trentatré anni e non mi sembra mai abbastanza.

É mia ferma convinzione che i traslochi liberino energie, passioni e soprattutto tutti quegli oggetti rimasti incastrati tra i mobili e i muri.
Del resto, niente come i cambiamenti, ci permettono di vedere le cose da altre prospettive.

Quindi oggi, per coerenza, quando ci hanno spostato di aula, ho provato con tutte le mie forze a convincere i bambini che quel nuovo spazio vuoto, un po’ triste e con le sedie troppo basse rispetto ai tavoli, avrebbe potuto accoglierci al meglio.

Ma i bambini, è noto, odiano i cambiamenti, e hanno iniziato a mugugnare fin dai primi cinque minuti.
Le sedie sono basse
Non ci sono gli appendini per le giacche
Il sole entra troppo forte
Le sedie pieghevoli si rompono
Non c’è un armadio
E via così, di vacue lamentele.

Fino a quando non si é avvicinato Abdul.

Maestra – mi ha detto – in questa classe il mio subconscio soffre.

Il tuo subconscio? Ma lo sai cos’è il subconscio?

È una parola che ho sentito in un programma.

E secondo te cosa vuol dire?

Secondo me, il subconscio è tipo un’altra maestra invisibile che puoi vedere soltanto te e ti consiglia le cose giuste che devi fare.
Peró ogni subconscio ha un’unica allergia: se va in profondità, e tocca il terreno, gli vengono dei crampi nel punto di contatto del terreno.
Allora nessuno deve toccarlo, in particolare tu, che sei l’unico che lo vede.

(…)
Quanto li amo, i traslochi.

La nostra elezione del Presidente della Repubblica

Ieri, mentre nel Parlamento riunito in seduta comune, si svolgeva la prima chiamata per l’elezione a Presidente della Repubblica, abbiamo deciso anche noi di giocare al gioco dei Piccoli Grandi Elettori.

Ogni bambino ha creato un candidato, disegnandone il ritratto e poi descrivendone le qualità.
Abbiamo quindi tutti ascoltato, descrizione dopo descrizione, e abbiamo deciso a chi concedere i nostri due voti  segreti (perchè due? Perchè sappiamo tutti benissimo che altrimenti ognuno avrebbe votato soltanto per il suo candidato: la democrazia presenta delle falle già nella sua rappresentazione ludica).

Ecco i candidati alla Presidenza della Repubblica Italiana, se il Parlamento iniziasse e finisse all’interno di una piccola aula della periferia genovese.

Il Candidato di Antony (8 anni): E’ un maschio intelligente ed elegante. Non sbaglia mai, quindi è adeguato  per la Repubblica Italiana. Gli piace moltissimo uscire con gli amici, ama le lasagne e odia gli spinaci. Si sveglia alle cinque del mattino, sembra che non cambi mai il suo vestito, ma in verità ha molti vestiti tutti uguali. Merita di diventare Presidente della Repubblica perché è sempre corretto con gli altri.

Il candidato di Roger (9 anni): Ama disegnare, è maschio e ama la natura e gli animali. E’ nato in Italia, adora la pizza e quando qualcuno è in pericolo, lui lo salva. Quando ha un po’ di tempo libero, lui va al cinema o a giocare a bowling con gli amici.
E’ una persona che ama molto lo sport. Merita di diventare Presidente della Repubblica perché se potesse toglierebbe l’inquinamento sulla Terra.

Il candidato di Abdul (8 anni): E’ un uomo generoso, intelligente e bravo con tutti. Nel tempo libero non va a giocare con gli amici, ma passa il tempo con i suoi figli, che sono cinque. Aiuta sempre le persone in pericolo. E’ bello, forte, sportivo. Se diventasse Presidente della Repubblica, quello che è sicuro è che non si vanterebbe mai di essere diventato Presidente. Se potesse, eliminerebbe le parolacce, i mascalzoni, i ladri, le armi e tutte le cose brutte che esistono nel mondo. Vorrebbe che nessuno fosse povero. Non fuma.

Il candidato di Melania (7 anni):  E’ una donna e ama le farfalle. Si veste elegante e ama truccarsi, ma ama
di più le farfalle. Merita di diventare Presidente della Repubblica perché è carina.

 

Il candidato di Gloria (7 anni): E’ una donna, ama moltissimo le tigri e si veste sempre elegante, con i tacchi e la cravatta. E’ curiosa e vuole sempre andare in Africa per fare scoperte. Merita di diventare Presidente della Repubblica perché si veste da avvocata.

 
Il candidato di Gemma (10 anni quasi 11): E’ una donna orgogliosa dei suoi bambini. Da Presidente aprirebbe asili e scuole. E’ una persona dolce, gentile con tutti, non ama le persone vanitose e vuole educare i suoi bambini ad una vita piena di gioia. E’ molto attiva e solare. Merita di diventare Presidente della Repubblica perché tutti potranno parlare con lei come se fosse una parente. E’ una donna orgogliosa di come è.

 
Il candidato di Kathy (9 anni): E’ una donna intelligente e gentile con tutti. E’ sempre stata brava sul lavoro:
era una maestra e tutti la amavano. Ha deciso di fare il Presidente perché era l’unico lavoro migliore che fare la maestra. Odia quelli che la dispettano. Merita di fare il Presidente perché è stata brava.

 

Il candidato di Alice (7 anni): E’ una donna, era bibliotecaria, le piace leggere, scrivere e avrebbe voluto fare l’insegnante. Ha tre figli e una nonna. Merita di fare il Presidente perché era il suo sogno.

 
Il candidato di Andrea (10 anni): E’ femmina, furba e frega la gente rubando i soldi. E’ intelligente, le piace pescare e giocare a calcio. E’ stata Sindaco di Napoli e non fuma. Merita di fare il Presidente della Repubblica perché vuole diventare ancora più ricca.

 
Il candidato di Maria (9 anni): E’ una donna, adora andare in ufficio ed è sempre ordinata. Ama la pizza, non le piace litigare, è sempre stata sincera e non ama le persone stupide. Vuole essere la Presidente perché pensa che sia necessario avere un Presidente sincero. Merita di diventare Presidente della Repubblica perché chiunque parli con lei le dice: “Meriti di diventare Presidente!”. Ama i bambini.

Com’è finita l’elezione?
Al termine della votazione, segreta e nominale, abbiamo eletto il candidato, anzi la candidata, proposta da Gemma.
Al secondo posto pari merito si sono classificati i candidati di Antony, Abdul e Maria.
Il candidato di Andrea ha ricevuto un solo voto, il suo.
Ma – non c’è bisogno di dirlo – la nostra piccola classe della periferia genovese, non è per nulla rappresentativa.

 

Educazione familiare

Anche la nostra scuola, come molte altre, ha allestito una cassetta per la raccolta dei punti coop.
Io, come tutti i giovedì, metto da parte la tristezza che provo davanti ad una scuola pubblica costretta a chiedere di aderire ad una raccolta punti per comprare i pennarelli, e arrivo anche oggi con il mio contributo alla causa.

Finita la ricreazione, tiro fuori dalla borsa il mio pacchettino di punti, raccolti tra i molti rivoli familiari, e li inserisco nel buco della cassetta delle lettere a piano terra.
Di fianco a me aspettando impazienti Andrea e Abdul, che hanno fatto le solite carte false per essere i primi della fila.

Anche tu porti i punti coop? mi chiede Abdul.

Si, ma non sono mica tutti miei. I miei sono pochini, poi ci sono quelli del mio papà e quelli della mamma del mio fidanzato.

Interviene Andrea: io non li porto mai perché i miei genitori fanno la spesa all’ipercoop, e lì i punti non li danno.

Ma figurati! – lo interrompe Abdul, che ne sa sempre una più del diavolo – l’ipercoop e la coop sono la stessa cosa! Si sente anche dal nome.

Andrea si irrigidisce e mi chiede di intervenire.

Penso che abbia ragione Abdul – dico- però non so se all’ipercoop diano i punti, perché io non ci vado mai.

E perché? mi chiedono

Perché a me non piacciono i centri commerciali.

E perché? chiedono di nuovo

Perché nei centri commerciali si può fare una cosa sola, che è comprare, e io mi annoio.

Oooh! urla Andrea, come se dalla mia bocca fosse uscita una rivelazione evangelica – devi dirlo ai miei genitori!
Anche io mi annoio a morte, ma loro si divertono.
Io glielo dico sempre: Lasciatemi a casa a fare i compiti, piuttosto.
Ma loro niente: mi portano al centro commerciale e poi mi dicono Ti sei divertito, oggi?